Correva l’anno 1397, e tale Fancesco di Marco Datini, mercante di Prato, riportava nel suo libro mastro le seguenti parole:

“De li assicuratori… che quando fanno dette sicurtà è loro dolce cosa toccare il danaio, ma quando avviene il disastro della perdita è tutto il contradio, e fanno volentieri senza pagare.”

Di fronte a questo scritto, si ha la netta sensazione che mai nessuna frase potrà essere più adatta ad esprimere l’immaginario collettivo rispetto al mondo delle assicurazioni. Ed è un vero peccato!

È un peccato perché sono pur sempre migliaia e migliaia le persone che devono moltissimo a questo sistema mutualistico e sono altrettante quelle che, ogni giorno, beneficiano di un risarcimento o di un indennizzo in tempi ragionevoli grazie all’esistenza del mercato delle assicurazioni.

Ricordo perfettamente il caso di un’azienda di Verona che una ventina d’anni fa acquistò un’intera pagina di un quotidiano locale per ringraziare la compagnia assicurativa (molto piccola per altro) che in pochissimo tempo aveva liquidato un grosso sinistro incendio, consentendo così una rapida ripresa dell’attività. Ovviamente molti altri simili si potrebbero citare.

Ma come si sa, l’immaginario collettivo esprime sempre pensieri e sentimenti che non nascono di certo da esercizi di fantasia o da situazioni sporadiche di carattere eccezionale.

A ben guardare difatti, il numero delle “vittime” che il sistema assicurativo lascia dietro di sé è tutt’altro che marginale, come del resto le energie che si consumano (ma meglio sarebbe dire: si sprecano) per tentare di ricomporre i numerosissimi contenziosi che lo caratterizzano.

Perché tutto questo?

Perché il rapporto tra compagnie assicurative e assicurati non è equilibrato?

La necessità delle Compagnie assicuratrici di produrre utili ai propri azionisti poggia principalmente su due macro variabili: i premi incassati dai propri assicurati e gli indennizzi pagati o accantonati alla chiusura dell’esercizio finanziario.

Non è quindi necessaria un’approfondita conoscenza tecnica per comprendere che un mercato che gioca tutta la propria battaglia sul fronte del prezzo, non potrà che tutelarsi con delle polizze formulate in modo tale da ridurre il numero e l’entità dei sinistri da liquidare.

Anche le pochissime società mutue ormai rimaste, che seguono logiche diverse rispetto alle società per azioni, non sono certo esenti da questa logica in quanto costrette ad operare in un mercato che punta esclusivamente sul prezzo per l’acquisizione di quote di mercato.

Del resto, una simile situazione è del tutto comprensibile perché il prodotto assicurativo è troppo complicato perché l’utente medio (ma spesso anche quello più evoluto) possa apprezzarne il vero valore all’atto dell’acquisto, e vi sono alcune variabili che si svelano solo al momento del sinistro. In un simile contesto, ci si è ormai rassegnati all’idea che la stipula di una polizza di assicurazione non è altro che un acquisto “a scatola chiusa”.

 

A questo punto è lecito domandarsi perché le compagnie assicurative non preferiscano adottare delle polizze prive di qualsiasi tipo di limitazione (fatte salve le pochissime indispensabili) e calibrarne i costi sull’ammontare degli indennizzi che ne derivano, utilizzando magari la franchigia (quota di danno che rimane a carico dell’assicurato) quale unico strumento per l’eventuale riduzione dei premi annui.

Tutto ciò non dovrebbe essere poi così difficile dal momento che l’assicurazione, in fondo, risponde a ferree logiche matematiche e statistiche.

La domanda ci sta tutta, ma forse non vale la pena arrovellarsi nel tentativo di indovinare una possibile risposta.

Meglio senz’altro prendere atto che negli ultimi vent’anni la direzione intrapresa dal mercato assicurativo è stata diametralmente opposta a quella sopra indicata e non si vedono all’orizzonte significativi segnali di cambiamento.

Si consideri inoltre che gli stessi consulenti e intermediari assicurativi (agenti, brokers, ecc.) giustificano gran parte della loro attività con la necessità di tradurre l’incomprensibile e spesso contorto linguaggio delle polizze di assicurazione; appare illusorio pertanto attendersi una spinta significativa verso la semplificazione da parte di queste figure professionali.

È possibile innescare un cambiamento?

Innescare un cambiamento nel rapporto tra compagnie assicurative e assicurati

Esiste uno strumento in grado di consentire agli assicurati di diventare PARTE ATTIVA ed avere il controllo e la gestione diretta di un processo di cambiamento del rapporto compagnie assicurative – assicurati?

Da oggi, la risposta è Sì!

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